Impero del sogno di Vanni Santoni
Il romanzo di Vanni Santoni mi ha costretto ad una fatica ciclopica per entrare nel mondo da lui costruito. È stato faticoso seguire l'ossessiva ricerca di dettagli descrittivi che percepivo senza una reale giustificazione narrativa, col solo scopo di creare una fusione-confusione tra realtà e sogno indugiando in particolari fantastici e onirici precisi e concreti come in una certosina opera di trompe-l'œil.
Per resistere nella lettura occorre capacità di immedesimazione in una condizione di vita provvisoria e fumosa dove i contorni della realtà sconfinano nel sogno e il sogno è un giacimento di senso e significati costantemente minacciato e disturbato dall'irrompere della quotidianità banale e insignificante.
Il romanzo più che un succedersi di avvenimenti legati da una logica di causa-effetto o di prima-dopo, è una specie di guida a immergersi in una esperienza psico-sensoriale del tipo di realtà virtuale aumentata dove però mai si riesce a dimenticare la banalità della reale vita di paese con i personaggi del bar o del vicinato o del ristretto e soffocante gruppo familiare. La banalità della realtà è però così profonda e quasi cosmica da far perdere la distinzione dalla realtà onirica. La banalità e insignificanza del quotidiano assumono dimensioni metafisiche e si fondono in modo naturale e quasi logicamente necessario con l'altro mondo, quello del sogno, così strano ma anche così dettagliato e preciso e così collegato al reale. Infatti è un modello tratto dal reale "normale" l'idea di un congresso dove ci sono posti e ruoli assegnati e partecipanti "delegati", che non rappresentano solo sé stessi, ma gruppi sociali più vasti. La normalità del contesto è però contraddetta dalle fantasmagoriche caratteristiche e peculiarità dei partecipanti che tuttavia interagiscono sotto un "controllo" superiore onnipresente anche se continuamente in bilico e dove l'aggressività o le intese sono frutto non di libere scelte etiche ma di caratteri costitutivi dei personaggi. Il protagonista, delegato degli Esseri Umani, affronta prove di abilità pratica che non lo vedono mai nutrire sentimenti di avversità personali, ma solo paura, quella con cui si può affrontare un mare in tempesta o un evento naturale. C'è un sottile tentativo di sostituire le pericolose trappole sociali del mondo umano, con le difficoltà asettiche della natura. Le avventure del Mella hanno caratteristiche picaresche, di un picaro onirico che ha l'obiettivo finale di riuscire a controllare il reale nutrendosi di sogni, un don Chisciotte del XXI secolo che impegna la propria esistenza contro mulini a vento virtuali per poter svincolarsi da incubi reali
Sempre, durante la lettura mi ha accompagnato un senso di disagio e di malessere, una sensazione di incombente rovina.
Continuamente c'è il problema del rapporto tra "stranezza" e "normalità" e di come la "normalità" sia fatta soprattutto di disattenzione e superficialità, di incapacità a "vedere le eccezioni quotidiane" che avvengono sotto i nostri occhi. Anzi, emerge che la normalità è eccezione, stranezza e la realtà virtuale del sogno diventa il luogo dell'approfondimento conoscitivo del reale e l'esperienza catartica necessaria alla conquista del senso
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