Riti, simboli e realtà


Durante il rito della Eucaristia una fila di gente compunta va verso l'altare dove li attende un uomo vestito con un abito strano dai colori vivaci che hanno significati simbolici rituali. Quell'uomo porge nelle mani di chi gli si avvicina o direttamente nelle loro bocche una sfoglia di farinaceo a forma di cerchietto bianco che non solo  rappresenta, ma è in tutto e per tutto il corpo vero (così dicono quelli che ci credono) di un uomo vissuto migliaia di anni fa e che dichiarò di essere inviato dal Padre, cioè da Dio, ed è stato quindi dichiarato Figlio di Dio. (Una vicenda tutta interna al mondo ebraico e a un limitato lasso di tempo, ma che viene considerata di valore universale. Nessuno si é mai dato la pena di spiegare questa strana scelta divina: l'uomo esisteva già da centinaia di migliaia di anni e Dio si è fatto vivo solo negli ultimi tre o quattromila anni, in un luogo particolare,  con un popolo particolare, con pochi uomini scelti. È strano questo Dio. Ma tant'è, é  così punto e basta, è un mistero della fede. Ci si abitua a non farsi troppe scomode domande. (Del resto i sacerdoti sono pastori e i fedeli pecore, gregge).Tutta questa gente ritorna al suo posto per lo più  con le mani giunte e il capo chino masticando delicatamente la sfoglia di farinaceo, in segno di rispetto per il corpo del Figlio di Dio che pensano di ingerire, quasi come pii cannibali. Si fanno e si dicono cose per abitudine, per avere conferma di non essere soli, per essere riconosciuti come legittimi componenti del gruppo sociale in cui si vive (spesso  fin dalla nascita)e da cui dipende  il proprio benessere economico e psichico. Durante questo rito si leggono brani dei testi sacri in cui si raccontano storie e si fanno affermazioni che se fossero prese sul serio comporterebbero sconvolgenti conseguenze.
Se prendiamo in considerazione un altro rito, quello del battesimo ad esempio, osserviamo che si leggono formule che affermano la funzione del battesimo di liberare i bimbi dal 'peccato'. Bimbi appena nati considerati peccatori perché un mito biblico parla di un PECCATO ORIGINALE che dai primi due esseri umani si sarebbe trasferito come un virus maligno a tutti i discendenti. E questa 'storia' viene ascoltata e accettata da tutti i partecipanti al rito senza che a nessuno di loro venga in mente quanto sia assurdo vedere un peccatore (... e cosa é  poi il PECCATO?) in un tenero e dolce bimbo appena nato. Il rito viene vissuto come un dato di natura, senza obiezioni, come un temporale o una ondata di caldo torrido. E dopo il rito si esce dalla 'bolla sociale' nella quale si è celebrata l'appartenenza al gruppo, si varca la soglia del luogo sacro e si entra con totale innocente spensieratezza nel più vasto e profano mondo, dove le regole cambiano e si agisce con altri intenti. Del resto basta guardarsi un po' intorno nelle nostre città per accorgersi di quanta poca virtù e bontà si sia riversata  dal luogo sacro allo spazio profano. Città spesso cresciute in modo selvaggio e abusivo, sporche, violente. Ma é proprio questa scissione schizofrenica tra ciò che si dice e ciò che si fa la vera forza del cattolicesimo. La gente quando va in chiesa sente di poter apparire buona, si dà una mano di vernice  di bontà e si dota di un piccolo patrimonio di autoreferenziali argomenti a difesa delle proprie scelte e può poi continuare nel suo più o meno mediocre tran tran quotidiano sotto la copertura di un perbenismo condiviso dalla società del vicinato.
 Durante il rito del battesimo di un neonato ho sentito leggere da due adulti nel ruolo di "padrini",  una dichiarazione di RINUNCIA A SATANA con la leggerezza con cui si canta il ritornello di una canzone.
Sembra che nessuno si chieda come mai Satana esista nel mondo creato dal Buon Dio. Nessuno che abbia negli occhi l'ombra del dubbio pensando ad Adamo ed Eva prima del Peccato. Cosa facevano in Paradiso? Perché hanno avuto figli solo dopo la cacciata? La capacità di procreare e dare la vita è connessa alla concupiscenza? Il desiderio sessuale - che é all'origine della vita - perché deve essere collegato alla perdita dell' innocenza e alla scoperta della nudità?  Tutte domande 'assurde' per questo popolo di 'credenti' a scatola chiusa, giani bifronte a loro agio sia dentro che fuori del Tempio, dotati di interruttore che stacca e attacca istantaneamente dischi di opposti stili e contenuti.
Posso capire il desiderio di dare una risposta al bisogno di trovare un senso alla propria vita, e scegliere di trovare questo senso non in sé stessi ma relazionandosi a un TU trascendente, radicalmente ALTRO dall'io, ma non riesco a capire l'adesione a miti e racconti come se fossero dati storici accertati. La resurrezione, la maternità senza coito, i miracoli, l'inferno, il paradiso, il purgatorio, Gesù figlio di Dio, il peccato originale: possono essere simboli e archetipi significativi,  ma non dati di fatto, accettati come si accetta la realtà materiale di un piatto di spaghetti

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