Carducci e la meteorologia
Carducci sarà anche stato un grande poeta, ma certo non capiva un'acca di meteorologia. Ad esempio, prendiamo l'ode ''San Martino''. Dice: 《La nebbia agli irti colli
Piovigginando sale》.
Beh, vorrei capire, lui è nella nebbia o no? Perché se sei nella nebbia col cavolo che vedi i colli, e non vedi nemmeno la nebbia che sale. Insomma, non vedi un fico secco. E se non sei nella nebbia e la vedi salire quella non é più nebbia: si tratta di nuvole.E poi, quel 'piovigginando': ma lo sanno anche i bambini che se piove non c'è nebbia. E ancora gli 'irti colli': ma come 'irti', i colli -si sa- sono ben rotondi e dolci di solito. Ma che colli avrà visto Carducci? Deduco che si trovasse nella nebbia, non ha visto un bel niente e ce la dà a bere: licenza poetica.
Poi continua: 《E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar》.
E qui ci risiamo con la meteorologia: se c'è vento forte, non c'è nebbia e nemmeno pioggia. Ma dove viveva Carducci? Era un extraterrestre? Eppure a scuola il prof di italiano andava in brodo di giuggiole quando declamava San Martino: e noi docili stupidotti che lo ascoltavamo ammirati. Dovevamo vedere qualche Bernacca in più, altro che San Martino. Ma, si dice, i poeti hanno la testa fra le nuvole. E no eh! Questo Carducci allora è proprio tonto. Ha la testa fra le nuvole e non sa come funziona il meteo? Ma dai!
E infatti, qualche verso dopo, parlando di un cacciatore che sta sull'uscio di casa a fischiettare, cosa gli salta in mente a Giosuè? Che il cacciatore guarda il cielo e vede 'rossastre nubi' del tramonto. E la nebbia? Ma ammettiamo che la nebbia sia 'salita' , come immagina il poeta, ci saranno nubi basse e grigie, non certo rossastre, che sono nubi lontane, molto più alte: oh!, Carducci mio, ma a te forse era molto più congeniale il liquido del《ribollir dei tini 》.
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