La morte

È  difficile dare l’idea di che cosa sia l’irreversibilità, la definitiva scomparsa di qualcosa o qualcuno, il fatto che anche in un mondo che pare aver accorciato tempi e spazi fino a rendere tutto sempre accessibile, c’è qualcosa che invece finisce per sempre. È forse per questo che da sempre gli esseri umani si sono immaginati l’esistenza dei defunti oltre la morte del loro corpo, come per relativizzare l’assoluta caducità della propria esistenza su questo mondo.  i morti non vivono per sempre nell’aldilà: nel momento in cui il loro ricordo svanisce dalla mente dei vivi, scompaiono  per sempre e lasciano il mondo dell’aldilà così come il loro corpo aveva lasciato quello dell’aldiquà. E questa seconda morte, quella per così dire simbolica che prima o poi arriva per tutti è davvero irreversibile. Il vero ricordo insomma non può essere custodito per sempre e non è impresso in nessuna fotografia, vive solo nella nostra memoria, che è flebile. Bisogna imparare a vivere con la fragilità e l’incertezza della memoria dei propri cari, con qualcosa che non è custodito da qualche parte per sempre ma di cui solo noi possiamo essere artefici e testimoni nel presente partendo dai propri desideri più che dall’insegnamento di un passato già dato. Sapendo che la vita è un equilibrio fragile proprio perché è destinata inevitabilmente e irreparabilmente a essere cancellata da questa terra. E questo, lungi dal paralizzarci, deve diventare il vero motivo della nostra gioia.

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