La nostra casa: alzando lo sguardo verso le stelle
Siamo parte di un mondo infinito, che è la nostra vera e unica CASA. Non ci pensiamo, perché siamo troppo occupati a sopravvivere, ma noi abitiamo una casa cosí immensa che non ci è stato ancora possibile trovarne il tetto o le fondamenta, le porte o le finestre. Non si esce da questa casa, né vi si entra. Non è una fantasia, basta alzare lo sguardo al cielo per capire che l'infinito lo possiamo toccare e vedere, è qualcosa di reale e concreto, fatto della stessa nostra materia, non è diverso o "altro" rispetto a noi...... Ma non si usa più guardare il cielo.
Quando ci si pone concretamente di fronte alla realtà fisica e cosmica di cui siamo parte, restiamo stupefatti dalla molteplicità di orizzonti inaspettati che si aprono e dagli abissi di possibilità che ogni meta conoscitiva contiene, come un continuo gioco di scatole cinesi. Ad esempio, la percezione che noi abbiamo del tempo e dello spazio ci induce a pensare l’universo come qualcosa di immenso, qualcosa che esiste da miliardi e miliardi di anni, che è lì bello concreto e reale davanti ai nostri occhi. Ma quando si capisce che niente di quello con cui entriamo in contatto, anche con gli strumenti più sofisticati, è simultaneo al nostro vedere o intercettare perché le informazioni viaggiano con particelle che hanno una velocità limitata e che ci raggiungono dopo miliardi di nostri anni da che sono state emesse ; quando si capisce che la struttura fisica dell’universo rende impossibile il concetto di “adesso”, o lo limita ad un perimetro molto ristretto, si capisce anche che siamo adagiati in un punto del cosmo che risulta incommensurabile, l’eterno non è una realtà “altra” rispetto alla materia in cui siamo immersi. In questo tourbillon di sorprese, scoperte, domande, risposte tutto è mistero e contemporaneamente non lo è, perché diventa esplicito il nostro essere infimissima parte di una realtà fisica che ci supera e comprende e che è perciò irraggiungibile dal nostro tentativo di dargli un senso. Le religioni si rivelano tentativi di dare risposte a domande che andrebbero riformulate. Cerchiamo di dare un senso alla vita e -soprattutto -alla morte ipotizzando forme di sopravvivenza di ciascuno di noi come individuo, come persona singola e ci consideriamo ''speciali'' rispetto ad ogni altro ente dell'universo, ipotizziamo l'esistenza di un ENTE SUPERIORE con cui intratteniamo un rapporto ''speciale'' (il cristianesimo addirittura pensa che tale ENTE SUPERIORE si sia 'incarnato' in un uomo), e trascuriamo la cosa più evidente e ovvia, cioè che siamo niente di più e niente di meno di qualsiasi ente o sistema fisico presente nell'universo, siamo ''eventi'' non ''sostanze'', esistiamo ora e per qualche brevissimo tempo, confinati in un frammento minimo di universo. Il senso del tutto resta nascosto nella materia, nell'energia che pervade il tutto ed è estremamente improbabile che la specie umana o -addirittura- il singolo uomo rivesta ruoli speciali. Non siamo sempre esistiti, siamo il risultato di evoluzioni fisiche e biologiche. Altre specie animali e altre specie di ominidi sono esistite e si sono estinte. Si estinguera' anche l'homo sapiens sapiens
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